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Un soffio d’aria attraversa le labbra, definitivo perché diretto lontano da esse. Ogni respiro diviene unico, irripetibile; una corrente invisibile, da miliardi di bocche si spande segnando il tempo dell’essere. Ogni respiro unico, diverso, sottratto all’ultimo, svuotandosi nel vivere. AMEN.
In verità, nella verità sensibile del soffiarsi via dal primo vagito all’ultimo sospiro, il respiro si sacralizza; pneuma prezioso e ineluttabile, sostanza accolta e allontanata, il soffio si eleva ad alito vitale, donato ma perituro, in transito nel nostro corpo. Continua a leggere →
Sorprende sempre il potere dell’arte di far affiorare sulla superficie degli oggetti più semplici significati, simboli e concetti profondi altrimenti impalpabili. Un filo di lana, allora, assume nella sua consistenza l’intero scorrere del tempo, il suo svolgersi e il suo ripiegarsi; o la traccia di un percorso, un sentiero proteso a un arrivo che si scopre essere partenza e viceversa. Tale, nella sua semplice evidenza, appare la sfera sospesa di Claudia Gambadoro, un gomitolo svuotato dall’interno, puro involucro di lana che racchiude in sé un piccolo ambiente domestico, fatto di oggetti e segni quotidiani. Continua a leggere →
Spesso tra le opere d’arte si stabiliscono richiami inattesi, involontari, sotterranei, capaci di far affiorare nuclei poetici e concettuali comuni a più artisti, una base sensibile che accomuna nella differenza. E’ questo il caso dei sei lavori video selezionati per “Sponge Video-Lab”, nei quali Laura Baldini, Francesco Biccheri, Massimo Festi, Claudia Gambadoro, Sabrina Muzi e Beatrice Pucci, con linguaggi e tecniche diverse, inconsapevolmente creano coppie di opere in eco tra di loro, in una sorta di coincidentia oppositorum che amplia lo sguardo e gli spunti di riflessione su alcune specifiche tematiche. Continua a leggere →
Se giungesse la fine. Se il lento ma inesorabile impoverimento delle risorse della terra valicasse il punto estremo, la discesa sarebbe un lampo. La natura svelerebbe il suo scheletro, composto da paesaggi da sempre nascosti ai nostri occhi; valli, catene montuose e colline che mari, laghi e fiumi hanno celato di era in era e che ora, ritirandosi in una vaporosa fuga, in un prosciugamento inarrestabile, lascerebbero affiorare, disegnando una nuova geografia, nuovi sconfinati territori. Luoghi di rocce, sabbie e paludi, si manifesterebbero come tracce scabrose di una nudità violata; la natura e il suo corpo nascosto, esposti sotto un sole impietoso. Continua a leggere →




