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		<title>Sense 1+1</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 14:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sponge</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sponge Comunica]]></category>
		<category><![CDATA[CRAC-Centro Ricerca Arte Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Buzzetti]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Gaggia]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Falbo]]></category>
		<category><![CDATA[Joy Coroner]]></category>
		<category><![CDATA[LET'S BODY TALK]]></category>
		<category><![CDATA[Mona Lisa Tina]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Paci Dalò]]></category>
		<category><![CDATA[Sense 1+1]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziana Contino]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">E' uscito il cofanetto CD/DVD di SENSE 1+1</p>
<p style="text-align: center;"><a href=" http://www.spongeartecontemporanea.net/sense-11/"><img class="aligncenter size-full wp-image-7542" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="sito SENSE 1+1 cofanetto" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/05/sito-SENSE-1+1-cofanetto.jpg" width="383" height="336" /></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">E&#8217; uscito il cofanetto CD/DVD di SENSE 1+1</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="lightbox" href="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/05/sito-SENSE-1+1-cofanetto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7542" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="sito SENSE 1+1 cofanetto" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/05/sito-SENSE-1+1-cofanetto.jpg" width="383" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Titolo: Sense 1+1 / presentazione cofanetto CD/DVD<br />
Interventi di: Giovanni Gaggia e Mona Lisa Tina<br />
Luogo: CRAC-Centro Ricerca Arte Contemporanea, Via XI febbraio 80, 26100 Cremona<br />
Data: venerdì 17 maggio 2013<br />
Ora: 11.30<br />
Info: 339 4918011 &#8211; 347 7798839<br />
spongecomunicazione@gmail.com / crac.cremona@artisticomunari.it</p>
<p style="text-align: justify;">Il cammino della performance Sense 1+1 di Joy Coroner (a.k.a. Domenico Buzzetti), Tiziana Contino, Giovanni Gaggia e Mona Lisa Tina. Dopo la prima a Bologna nella rassegna In Corpo 012, uno degli eventi OFF di ArteFiera, l&#8217;evoluzione di Milano all&#8217;interno del progetto curato da Chiara Canali interactive per la fiera ArteAccessibile, con special guest Roberto Paci Dalò, la presentazione della video documentazione di SENSE 1+1 &#8211; Bologna ad agosto 2012 alla Werkbank di Lana/Bolzano, ora giunge ad un importante traguardo.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E&#8217; uscito il cofanetto CD/DVD di SENSE 1+1</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 17 maggio alle ore 11.30 presso il CRAC &#8211; Centro Ricerca Arte Contemporanea di Cremona, Talk con Mona Lisa Tina e Giovanni Gaggia. Verrà presentato per la prima volta all&#8217;interno della rassegna <strong>LET’S BODY TALK</strong>, a cura di Isabella Falbo il cofanetto di SENSE 1+1.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cofanetto accoglie la documentazione in video di due lavori performativi corali, incentrati sul dialogo tra corpo, fruitore e suono, e due interventi audio, remixati dal vivo, con i suoni prodotti dalle interazioni dei corpi dei performers e dei fruitori. All’interno di una ricca programmazione di eventi e workshop della rassegna cremonese, gli artisti nello spazio art talk, suggeriscono così al pubblico una serie di riflessioni sull’esperienza collettiva svolta in due anni di attività professionale, partendo dal tema del Corpo come portatore di significati più profondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sense 1+1 è un progetto performativo fondato sul “dialogo” tra Corpo e Suono, la performance “SENSE 1+1” di Joy Coroner (a.k.a.Domenico Buzzetti), Tiziana Contino, Giovanni Gaggia e Mona Lisa Tina, si è arricchita del prezioso contributo di Roberto Paci Dalò.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima fase Il pubblico è attivo, viene invitato a prendere parte all’azione, consapevole solo in parte della dimensione con cui si relaziona, poiché ciò che egli percepisce prima di attivarsi, è solo “suono”. Questo è tradotto all’esterno da una complessa struttura di amplificazione dell’audio che ha origine dall’interazione tangibile e fisica tra il corpo del fruitore e quello dei performers. Successivamente all’ascolto, viene indicato ad ogni spettatore partecipante di entrare da solo nello spazio, di togliersi le scarpe e di scegliere liberamente uno degli artisti con cui condividere le proprie emozioni o le esigenze emotive di quell’esclusivo momento. Nella fase successiva invece, gli artisti invitano i presenti a una dimensione di ascolto proprio come se assistessero a uno spettacolo di natura teatrale e non certamente di tipo visivo-performativo. Ma ciò che in prima istanza potrebbe sembrare una provocazione, in realtà è solo lo stimolo su cui invitare il pubblico a riflettere: riflettere, cioè, sulle modalità di comunicazione con l’esterno che la cultura dei nostri giorni ci “suggerisce” di assumere, nell’uso distorto dei media, in modo formale e represso, proponendo perciò un uso poetico e “genuino” del Corpo. Sono i corpi dei performers, che prestano il fianco alla creazione di una “alternativa”. Sul palco dell’Auditorium essi agiscono dal vivo tra di loro, in carezze, abbracci, sfioramenti, parole sussurrate e donate ai presenti senza tabù. I suoni emanati da ogni piccolo gesto sono processati in diretta, via laptop da Roberto Paci Dalò che se ne prende sensibilmente cura donandoli all&#8217;uditore. Nel delicato compito di far liberare nell’aria, tutto ciò che di sonoro verrà prodotto, Paci Dalò diventa così il contenitore simbolico dell’azione. Il gruppo così costituito da vita ad un unico nuovo Corpo sonoro.</p>
<p style="text-align: left;">Per ulteriori informazioni scrivere a<br />
spongecomunicazione@gmail.com/ crac.cremona@artisticomunari.it<br />
o telefonare ai seguenti numeri 339 4918011 &#8211; 347 7798839</p>
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		<title>Francesco Paolo Del Re &#8220;Nessun bunker antiatomico è più smemorato del cuore. Architettura di interni per casseforti identitarie, secondo Francesca Romana Pinzari&#8221;</title>
		<link>http://www.spongeartecontemporanea.net/francesco-paolo-del-re-nessun-bunker-antiatomico-e-piu-smemorato-del-cuore-architettura-di-interni-per-casseforti-identitarie-secondo-francesca-romana-pinzari/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 17:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Paolo Del Re</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testo Critico]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Romana Pinzari]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Paolo Del Re]]></category>
		<category><![CDATA[Sponge Living Space]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per arrivare a una conclusione fiorita di scatole cinesi, dissipazione e chimere, prendiamo a esempio l’amore. Non l’amore universale, il vento ambrato che aumenta il livello di entropia del cosmo. Ma un amore fra i tanti, una declinazione particolare dell’amore astratto. Cos’è e cosa resta dello stormire di quel vento inafferrabile fra quattro mani intrecciate, fra due bocche congiunte, tra i passi di piedi che si inseguono e si incontrano? Come fare per catturare e trattenere almeno una scintilla dell’energia di questo flusso, senza fermarlo, senza sprecarlo? Come fare di ogni granello di esperienza l’ago di una bussola, per assestare la rotta dell’esplorazione di un’identità?</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per arrivare a una conclusione fiorita di scatole cinesi, dissipazione e chimere, prendiamo a esempio l’amore. Non l’amore universale, il vento ambrato che aumenta il livello di entropia del cosmo. Ma un amore fra i tanti, una declinazione particolare dell’amore astratto. Cos’è e cosa resta dello stormire di quel vento inafferrabile fra quattro mani intrecciate, fra due bocche congiunte, tra i passi di piedi che si inseguono e si incontrano? Come fare per catturare e trattenere almeno una scintilla dell’energia di questo flusso, senza fermarlo, senza sprecarlo? Come fare di ogni granello di esperienza l’ago di una bussola, per assestare la rotta dell’esplorazione di un’identità?</p>
<p style="text-align: justify;">Guardiamo da vicino le pieghe di questo farsi in amore di due individui. Nel pulviscolo dei giorni si consumano drammi che non sono meno terribili del crollo di un impero o dello scoppio di un conflitto mondiale. In un qualunque istante di una giornata qualunque, in un qualunque intervallo fra due respiri o fra due battiti del cuore, potrebbe per esempio staccarsi e cadere un capello. Uno qualsiasi dei capelli del corpo con il quale e attraverso il quale abbiamo amato e bramato, rabbrividito e provato piacere. Che fare allora? Francesca Romana Pinzari il capello che cade – questa reliquia d’amore – lo raccoglie e lo conserva. Di più. Ne fa materia prima della sua ricerca artistica, provando a rimettere in moto l’energia, a non fermare il flusso: per conservare e ritrovarsi, rigenerando senso. Aprendo una finestra verso una regione più generale del discorso, una regione affollata di sensi condivisi, di memoria culturale, di immaginario collettivo. Per ampliando lo sguardo fino ad abbracciare un’idea di amore in astratto, lei passa attraverso il farsi significante di un’esperienza particolare, il farsi pubblico di un rapporto privato. La sua vita, il suo cuore, i suoi capelli, gli oggetti che hanno mappato le sue giornate, il suo corpo. Poco altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Body art residuale, più che mera figurazione. La serie di lavori nei quali Francesca Romana Pinzari utilizza i capelli che le cadono e che raccoglie, come materia di segni per un’elaborazione grafica (votata al ritratto, con accenti femminili e sensuali), nasce all’interno del progetto multimediale “Love Preservation” del 2010, realizzato a quattro mani con il suo compagno musicista, Daniele Pozzovio, e si sviluppa in seguito autonomamente, come un piccolo atto di devozione o di preghiera. Questi lavori sembrano rivestire un’importanza cardinale per la comprensione di tutta la produzione recente dell’artista. C’è una stretta correlazione, in particolare, con la mostra costruita per gli ambienti <i>anti</i>espositivi di Sponge Living Space di Pergola, che si intitola “Soul Preservation”. È infatti centrale nel lavoro di Pinzari il tema della conservazione, intesa come strategia per fare tesoro di un gruzzolo di memoria, come investimento per consolidare un’identità pensata come dispositivo processuale e in continua ridefinizione. Se in “Love Preservation” è una storia d’amore a essere immagazzinata attraverso la conservazione di una serie di feticci, che hanno il potere di evocare particolari momenti e sensazioni della narrazione romanzesca di una vita a due nel momento stesso del suo accadersi, “Soul Preservation” ha l’ambizione di collezionare alcuni momenti salienti del percorso artistico di Francesca Romana Pinzari degli ultimi anni, investendo di un valore feticistico esempi delle differenti sfaccettature che caratterizzano la sua ricerca all’interno della forma e dell’immaginario. I feticci d’amore portati in mostra (“Love Preservation”), confezionati in barattolo sott’olio o ordinati sotto vetro con meticolosità da entomologo, si affiancano così ad alcuni piccoli reliquiari che serbano capelli composti in fogge di nitida icasticità (“Hair Pray”), che a loro volta si sdoppiano – mutando – in oggetti di caratura più tessile che scultorea (“Reliquiae”), frutto di una riflessione sul farsi superficie della femminilità e sulla metamorfosi, attraverso l’impiego di crini di cavallo (un’ennesima traccia autobiografica) raccolti e pazientemente intrecciati.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca nell’ambito della videoarte, che intende l’immagine in movimento come naturale prosecuzione e amplificazione di un’attitudine originariamente pittorica, per Francesca Romana Pinzari ha due specifiche connotazioni: da una parte troviamo video che ambiscono a una dimensione filmica, che vorrebbe assecondare sempre più per il futuro un’attitudine precipuamente registica, dall’altra video incentrati su un lavoro performativo, che si imperniano sull’esplorazione e sulla gestione del corpo stesso dell’artista. Appartiene a questa seconda categoria il video presentato a Sponge: “I am not”, del 2011, permette alla mostra di porre domande su un ulteriore aspetto della responsabilità della conservazione rispetto all’identità, riflettendo sulla globalizzazione dei linguaggi e sul valore del simbolo come passaporto delle culture. In base a quali attributi possiamo definire la nostra appartenenza nel mondo contemporaneo – sembra chiedersi Pinzari – in un contesto di generale riconfigurazione del patrimonio genetico delle culture, oltre il bordo della storia? L’incapacità (o la non volontà) di appartenere/appartenersi è pertanto esplicitata dall’artista attraverso atti compulsivi di computazione, con il sangue, e subitanea cancellazione di simboli politici, religiosi e di comunicazione. Interrogando, in questo modo, il corpo di fondo che l’immaginario collettivo deposita dentro di noi, per andare oltre il chiacchiericcio banalizzato di una mercificazione spersonalizzante.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre all’impegno etico del preservare, i temi che guidano il lavoro di Francesca Romana Pinzari sono la sconfitta della morte, attraverso la ricerca di un barbaglio di eternità, la centralità del corpo, il punto di vista di genere (femminile) e il sesso come affermazione, il discorso sul feticcio letto come testimonianza e suo superamento, il nesso tra performance e autobiografia, l’ossessione registica e un’idea di arte come comunicazione, come corto circuito tra personale e sociale. Gli estremi si toccano – particolare e universale, bellezza e disgusto, corporeo e immateriale, idioletto e koinè – nei cerchi concentrici di una produzione complessa e variegata, stratificata nel tempo, nelle scelte tecniche e dei materiali, nelle emozioni e nella memoria, che merita ormai a pieno titolo di essere raccontata nella sua poliedricità un progetto espositivo come quello pensato per Sponge.</p>
<p style="text-align: justify;">La definizione che Pinzari sceglie per sé è quella di artista visiva in transito, ponendo l’accento sull’importanza dell’evoluzione personale e relazionale e assecondando un’attitudine virtuosa a metabolizzare stimoli provenienti dall’esterno. Scomponendo le sue proprie esperienze ed eternandole all’interno di piccole o grandi casseforti o reliquiari, Francesca Romana Pinzari ordisce, forse inconsapevolmente, un ambizioso dispositivo di scatole cinesi abitabili, luoghi dell’identità, in cui osserva agire e consumarsi a vari livelli il proprio corpo e la propria esistenza in rapporto ad altri corpi ed esistenze (delle persone che irradiano luci nella costellazione privata dei suoi affetti, di chi opera a vario titolo nel sistema dell’arte e, soprattutto, di chi si trova a fruire delle sue opere, su cui transita la domanda riguardo all’identità) e a un più vasto apparato di artifici e costrutti culturali e sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera di Pinzari ipotizza, forse ancora una volta inconsapevolmente, l’esistenza di una complementarietà tra i processi di conservazione e dissipazione: affermare la necessità di conservarsi per sedimentarsi e conoscersi è infatti tutt’uno con il farsi altro da sé. Tra l’alienazione dell’io e la passione della scoperta del nuovo che emoziona, si consuma il potere sciamanico e animistico di una ricerca artistica che altro non è, in ultima analisi, se non un’intima e disarmante confessione di appassionata umanità, sempre in equilibrio tra perdita irreparabile e superfetazione di sè, tra saggezza e insipienza. Tra la citazione dell’identico e l’ansia della trasformazione in chimera.</p>
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		<title>Stefano Verri &#8220;Giovanni Gaggia: passione e rinascita&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 16:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Verri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testo Critico]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Gaggia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Verri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p class="Standard" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Lohit Hindi'; color: black;">Avvicinarsi al lavoro di Giovanni Gaggia è come ripercorrere i fili della tela di un ragno, affascinante ed intricata, assolutamente perfetta nelle sue forme. Come la tela così le opere sono ancorate ad un sistema di direttrici convergenti che ne formano la trama, unite da un unico filo che l'artista pazientemente tende dall'una all'altra, un moto a spirale che pian piano ci porta verso il centro e ci chiarisce il significato. Il filo non è altro che la poetica, quel sistema coerente di pensiero che dalle prime opere grafiche ci porta alle ultime <i>performance</i> rendendoci manifesto un universo mentale che ragiona ed opera in un equilibrio precario tra un inizio ed una fine. L'antinomia vita/morte è quindi il cardine attorno al quale ogni opera si sviluppa per rappresentare ciò che vi si frappone: l'esistenza.</span></p>]]></description>
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<p class="Standard" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Lohit Hindi'; color: black;">Avvicinarsi al lavoro di Giovanni Gaggia è come ripercorrere i fili della tela di un ragno, affascinante ed intricata, assolutamente perfetta nelle sue forme. Come la tela così le opere sono ancorate ad un sistema di direttrici convergenti che ne formano la trama, unite da un unico filo che l&#8217;artista pazientemente tende dall&#8217;una all&#8217;altra, un moto a spirale che pian piano ci porta verso il centro e ci chiarisce il significato. Il filo non è altro che la poetica, quel sistema coerente di pensiero che dalle prime opere grafiche ci porta alle ultime <i>performance</i> rendendoci manifesto un universo mentale che ragiona ed opera in un equilibrio precario tra un inizio ed una fine. L&#8217;antinomia vita/morte è quindi il cardine attorno al quale ogni opera si sviluppa per rappresentare ciò che vi si frappone: l&#8217;esistenza.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Lohit Hindi'; color: black;">Analizzando la nostra società, la fragilità di una vita in bilico tra l&#8217;ossessione e l&#8217;alienazione che disegnano le direttrici della ragnatela e la trama delle sue opere, egli osserva e prende nota delle nostre contraddizioni, le ritualizza fino a suggerirci, un ritorno alla frugalità, alla lentezza e all&#8217;indagine di sé. L&#8217;opera e la <i>performance</i> acquistano quindi un valore catartico, diventando rituali di purificazione collettiva in cui l&#8217;artista corteggia la morte per cercare i significati più profondi della vita.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Lohit Hindi'; color: black;">Gaggia crea una propria grammatica espressiva che nelle prime opere lo portava ad accostare fotografie digitali ad interventi su acetato dove la parte dipinta aveva il compito di ridefinire le immagini caricandole di nuovi valori (Nessun Tempo, 2002 &#8211; <i>The Bridge</i>, <i>2003</i>), fino ad arrivare a quella che qualcuno prima di me ha definito in modo straordinario “grammatica del sangue” (Chiara Canali, <i>2010</i>), fondamentale nell&#8217;ultima produzione e base concettuale del sistema simbolico in cui l&#8217;artista oggi si muove.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Lohit Hindi'; color: black;">Il sangue raccoglie in sé il senso stesso della vita e della morte è linfa che scorre invisibile nelle vene e nel contempo umore rosso che sgorga da un corpo agonizzante, ferito dal dramma esistenziale. Il sangue è certamente un simbolo, ma nel contempo è un vortice di emozioni più vicine al vigore drammatico di un Caravaggio, che si firma nel rivolo rosso che scende dalla testa di San Giovanni, che alle goccioline cremisi su un Cristo trecentesco.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Lohit Hindi'; color: black;">C&#8217;è, in Gaggia, la volontà di un ritorno alle origini ad un&#8217;umanità prescientifica dove la carne, il sangue, i cuori che dominano in particolare gli ultimi lavori si caricano di una valenza rituale, creando una dimensione magica e religiosa. Nel ciclo <i>Ali Squamose, 2008 /2010</i>, il tema del cuore è fondamentale, è l&#8217;elemento minimo attorno al quale si snoda tutto il lavoro. La <i>performance</i> è il punto di partenza, qui Gaggia con la ritualità di un antico sacerdote incide per tre volte altrettanti cuori di maiale (i più simili a quelli dell&#8217;uomo), li priva del sangue lasciandoli poi sul tavolo. Una donna riprende i cuori e li ricuce cantando <i>Ma che freddo fa</i>, il primo con un filo oro, il secondo con un filo argento, il terzo con un filo nero. Il cuore, simbolo di un umanità sofferente viene come sacrificato ad un mondo freddo, ottuso e incapace ormai di lenire i mali dell&#8217;anima, per poi trovar requie tumulato nel giardino dell&#8217;artista. Il tutto si consuma davanti ad un pubblico impotente che diventa, invece, protagonista nella seconda azione della stessa serie <i>Il Trittico di Sant&#8217;Omero, 2009. </i>In questo paesino della campagna abruzzese l&#8217;artista coinvolge gli spettatori nella realizzazione di tre cuori ricamati con un filo rosso su un tessuto di lino bianco. Un&#8217;azione condivisa di simbolica responsabilizzazione sociale, profeticamente non finita, in cui l&#8217;ago ancora pende dal cuore lasciato a metà.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Lohit Hindi'; color: black;">Il ricamo altro tema su cui l&#8217;artista sta lavorando da alcuni anni è un ritorno alla lentezza, alla costruzione artigianale, alla manualità, all&#8217;intimità dei gesti, un toccante invito alla decrescita.</span></p>
<p class="Standard" style="text-align: justify; line-height: 150%;"><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'; mso-bidi-font-family: 'Lohit Hindi'; color: black;">Nel video Solve et Coagula,<i> 2009</i> il sangue rappresenta un momento di trasformazione come negli straordinari disegni <i>Sanguinis Suavitas, 2010 / 2011</i> in cui dall&#8217;impronta di un cuore si dirama un segno sottile, calligrafico, totalizzante. Un segno minimo, argenteo che ripercorre i canoni della storia dell&#8217;arte da Dürer a Correggio, dalla più ieratica delle allegorie visive alla più dolce e umana delle Natività. Qui il sangue è origine, è nuova vita. Ecco che nell&#8217;azione di <i>Sanguinis Suavitas, </i>2010 / 2013 l&#8217;artista coinvolge il pubblico in un rito di purificazione. In abiti bianchi lava le mani al pubblico e lo riveste di una tunica bianca, il candore della purezza, come in un rito di iniziazione per poi brindare alla vita con un vino liquoroso.</span></p>
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		<title>Federica Mariani “Raqam, disegno e segno”: la definitiva mostra sul ricamo al maschile… Ovvero: la tela ha tradito Penelope (parte seconda)</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 16:36:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Mariani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testo Critico]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">13 artisti, 13 fili intrecciati e un solo verbo per definire il loro atto:<strong> ricamare</strong>. Un’azione spogliata dall’accento domestico e femminile, ma che conserva intatta il suo tratto intimo e sensibile: questa è la trama di “<strong>RAQAM, disegno e segno</strong>”, la definitiva mostra sul ricamo al maschile a cura di <strong>Jack Fisher</strong>, nel concept store <strong>Rossmut di Roma</strong>.
Il ricamo è sempre stato un atto creativo e diventa, per questa esposizione, oggetto e soggetto originale interpretato da <strong>13 artisti</strong> <strong>uomini</strong>.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">13 artisti, 13 fili intrecciati e un solo verbo per definire il loro atto:<strong> ricamare</strong>. Un’azione spogliata dall’accento domestico e femminile, ma che conserva intatta il suo tratto intimo e sensibile: questa è la trama di “<strong>RAQAM, disegno e segno</strong>”, la definitiva mostra sul ricamo al maschile a cura di <strong>Jack Fisher</strong>, nel concept store <strong>Rossmut di Roma</strong>.<br />
Il ricamo è sempre stato un atto creativo e diventa, per questa esposizione, oggetto e soggetto originale interpretato da <strong>13 artisti</strong> <strong>uomini</strong>. Un segno sottile ma tangibile, deciso e assieme delicato svela le caratteristiche meccaniche del filo: inestensibilità e al contempo flessibilità, cucite alla creatività. Le opere in mostra per questo secondo atto di RAQAM sottolineano la sperimentazione e la manualità dell’azione attraverso l’utilizzo di differenti supporti: tessuti, tappeti, sculture, video e performance. Una polifonia di linguaggi che sviscera l’essenza di questa pratica ancestrale.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ricamo come atto d’amore nell’opera di <strong>Paolo Angelosanto</strong> che cuce un cuore appesantito e grigio, trapiantato sulla camicia disegnata da John Malkovich: il segno ineludibile dello stilista e l’intervento chirurgico dell’artista creano un’opera unica dal cuore rattoppato là dove serve.<br />
<strong>Marco Bernardi</strong> dà vita ad un cuore imbastito con tessuto di jeans, che mostra la sua parte più ruvida e fredda, in cui l’arteria polmonare è annodata su se stessa: il muscolo è pericolosamente estrapolato dalla cavità toracica trovando un nuovo contesto vitale.<br />
Aghi che hanno trafitto dapprima i muscoli di un cuore di maiale, ora feriscono il tessuto rosso: il ricamo trasmuta i suoi fili in un simulacro sacro e si fa reincarnazione nell’opera di <strong>Giovanni Gaggia</strong>, completata dal video dell’omonima performance Miratus Sum dove il pubblico interagisce con l’artista e si confronta con l’organo pulsante che condiziona la vita dell’essere umano.<br />
La sacralità si mescola ad una scena materna nella performance di <strong>Karelei</strong>. L’artista interagisce con una figura feconda che indossa un mantello ricoperto di calchi di seno cuciti assieme: l’amore matriarcale si confonde in un dolore intimo, femminile, sessuale e viscerale ispirato alla Pietà di Michelangelo.<br />
Scampoli d’infanzia perduta, adombrata da una maschera di cera compongono la bambola dalla fisionomia incerta cucita da <strong>Max Bottino</strong>: non più un archetipo di balocco ma una proiezione che cela la perversione e il feticcio, avvolto in un sontuoso tessuto rosso come squarcio di un’essenza imprendibile.<br />
La rielaborazione del ritratto fotografico unita ad uno studio sull’espressività umana definiscono l’universo dell’opera di <strong>Maurizio Anzeri</strong>: arabeschi geometrici ricamati reinterpretano l’immagine fatta di segni personali che conferiscono una nuova attitudine fisiognomica.<br />
Una riflessione socio-antropologica connota il trittico di <strong>Diego Cinquegrana</strong>, in cui il ricamo si pone in primis come elemento decorativo, conservando l’origine di manufatto artigianale quale portatore di valori tradizionali e simbologie legate all’universo popolare e folklorico dei regimi totalitari europei.<br />
Dalla moltitudine della fenomenologia sociale al singolo mestiere. Nella bottega del sarto in cui i ricami nascono dal filatoio di <strong>Andrea </strong><strong>Guerzoni</strong>: una distesa di rocchetti colorati sottolineano una struttura essenziale; quest’ultima giustapposta alla complessità della parole che compongono l’aforisma ricamato sulla tela: “Le parole son quelle che contano”, lasciando una traccia evidente dell’unione invisibile tra mestiere, parola e atto.<br />
Seta, canapa e Oriente ricostruiscono le eco di altre tre opere in mostra. <strong>Matia Chincarini</strong> sceglie il Sari come tessuto privilegiato della sua opera in cui mette in gioco un funambolo di seta che tenta disperato una ricerca d’equilibrio tra Oriente ed Occidente.<br />
<strong>Shafiqul Kabir</strong> intreccia storia, tradizioni popolari e un sapere provenienti dal suo paese natale, il Bangladesh: canapa, corde, stecche di bambù diventano racconto contemporaneo di un popolo sofferente e migrante.<br />
I due mondi si intrecciano anche nell’opera di <strong>Emilio Leofreddi</strong>: un tappeto che descrive la logica perfetta di Le Corbusier individua lo scontro tra le abitudini indiane incasellate nella città di Cahndhigarh, formata da settori asettici, artificiali e seriali che soffocano l’identità.<br />
L’architettura del ricamo si unisce all’elemento urbano nell’installazione verticale di <strong>Pasquale Altieri</strong>: una scala che abbandona il suo attributo freddo e cantieristico per vestirsi di connotati dell’estetica suburbana, rivelando l’ambiguità del rivestimento cromatico che ridefinisce un oggetto altro.<br />
Un approccio alternativo alla fenomenologia del quotidiano è rappresentato dal “Drapeau blanc” di <strong>Gianluigi Antonelli</strong>: bandiere candide ricamate, fluttuanti nell’aria come icone nazionalpopolari che hanno perso le loro connotazioni di forza simbolica, divenendo pretesto per un’indagine oltre la fisicità e l’elemento strutturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo spazio espositivo <strong>Rossmut</strong> con la mostra collettiva “<strong>RAQAM, disegno e segno</strong>” diventa un luogo delle meraviglie del ricamo al maschile: una prospettiva nuova che sottintende una ridefinizione della tecnica come spunto per nuovi percorsi di riflessione e stimolo al fare artistico. L’insieme delle opere selezionate narrano la cura, la raffinatezza e l’eleganza del ricamo dandone una visione contemporanea, viva e complessa.</p>
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			<wfw:commentRss>http://www.spongeartecontemporanea.net/federica-mariani-raqam-disegno-e-segno-la-definitiva-mostra-sul-ricamo-al-maschile-ovvero-la-tela-ha-tradito-penelope-parte-seconda/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>VRIL Doppia personale di Diego Cinquegrana e Andrea Lacarpia, a cura di Dimora Artica</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 15:38:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sponge</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi Sponge]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Lacarpia]]></category>
		<category><![CDATA[Casa Sponge]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Cinquegrana]]></category>
		<category><![CDATA[Dimora Artica]]></category>
		<category><![CDATA[Sponge ArteContemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[VRIL]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Energia, riti e tensione sessuale tre elementi che contraddistinguo VRIL, la doppia personale di Diego Cinquegrana e Andrea Lacarpia a cura di Dimora Artica, che inaugura sabato 20 aprile alle ore 18.30 a Casa Sponge, fino al 26 maggio 2013.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><a href="http://www.spongeartecontemporanea.net/vril-doppia-personale-di-diego-cinquegrana-e-andrea-lacarpia-a-cura-di-dimora-artica/"><img class="aligncenter size-full wp-image-7502" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="immagine VRIL sito" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/04/immagine-VRIL-sito.jpg" width="316" height="448" /></a></p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">Prosegue la quinta stagione espositiva dello <b>Sponge Living Space (Casa Sponge)</b> di Pergola (PU) che, dopo le personali di Simone Ferrarini, Stefano Scheda, Cristian Iotti, Emiliano Zucchini, Rita Soccio e Francesca Romana Pinzari propone:</p>
<p align="center"><b>VRIL</b></p>
<p align="center"><b>Doppia personale di Diego Cinquegrana e Andrea Lacarpia</b></p>
<p align="center"><b> a cura di Dimora Artica </b></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><a rel="lightbox" href="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/04/immagine-VRIL-sito.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7502" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="immagine VRIL sito" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/04/immagine-VRIL-sito.jpg" width="316" height="448" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Titolo: <b>VRIL</b></p>
<p style="text-align: left;">Artista: <b>Diego Cinquegrana e Andrea Lacarpia</b></p>
<p style="text-align: left;">A cura di: <b>Dimora Artica</b></p>
<p style="text-align: left;">Partner: <b>azienda vinicola Terracruda di Fratterosa PU</b></p>
<p style="text-align: left;">Luogo: <b>Sponge Living Space (Casa Sponge) Via Mezzanotte 84 61045 Pergola PU</b></p>
<p style="text-align: left;">Coordinamento e comunicazione: <b>Sponge ArteContemporanea</b></p>
<p style="text-align: left;">Inaugurazione: <b>sabato 20 aprile ore 18.30</b></p>
<p style="text-align: left;">Periodo: <b>20 aprile – 26 maggio 2012 </b></p>
<p style="text-align: left;">Orario: <b>su appuntamento</b></p>
<p style="text-align: left;">Info: <b>+39 339 4918011</b></p>
<p style="text-align: left;"><b>pressoffice@spongeartecontemporanea.net, www.spongeartecontemporanea.net</b></p>
<p style="text-align: justify;">Energia, riti e tensione sessuale tre elementi che contraddistinguo <strong>VRIL</strong>, la doppia personale di <strong>Diego Cinquegrana</strong> e <strong>Andrea Lacarpia</strong> <strong>a cura di</strong> <strong>Dimora Artica</strong>, che inaugura <strong>sabato 20 aprile alle ore 18.30 a Casa Sponge</strong>, fino al 26 maggio 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">“Vril” è il nome con il quale alcuni testi esoterici chiamano la particolare vibrazione energetica della quale si parla in diverse dottrine religiose: il terribile fuoco con il quale possono essere operati prodigi e del quale può disporre solo chi ha interamente abbandonato il proprio ego. Nella Berlino del 1921 Maria Orsic fonda la Società Pangermanica di Metafisica, o Società Vril, con il fine di indagare le origini della razza Ariana. La società Vril, formata da un gruppo di donne dalle forti capacità medianiche, sperimentava metodi di concentrazione e visualizzazione simili agli insegnamenti del Buddismo Tibetano, ai culti sciamanici e in particolare agli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola.</p>
<p style="text-align: justify;">Come nelle altre epoche, anche oggi l&#8217;uomo necessita di una mitologia che faccia da collante tra società e natura. <b>Diego Cinquegrana </b>e<b> Andrea Lacarpia</b>, entrambi impegnati nella rivalutazione critica della filosofia e dell’immaginario della Tradizione, interagiranno con gli spazi domestici di Sponge in modi differenti: uno contraddistinto da un approccio più installativo con una notevole presenza fisica nello spazio, l’altro tendente alla smaterializzazione nella bidimensionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto è contraddistinto dalla rappresentazione dell’energia VRIL come tensione sessuale dovuta al problematico contrasto di principio virile e femmineo, resa con toni drammatici carichi di pathos. Diego Cinquegrana suddivide la propria messa in scena in tre stanze di Casa Sponge, una delle quali vede la collaborazione dell’artista Enrica Berselli, mentre Andrea Lacarpia utilizza la prospettiva del corridoio e presenta un libro d’artista in edizione limitata.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Diego Cinquegrana</b>, nato nel 1981 a Como dove vive e lavora. Esposizioni personali 2011 &#8211; Sehnsucht a cura di Ivan Quaroni, Galleria LEM, Sassari. 2007/ The heart is deceitful above all things, a cura di Marco Calini, KGallery, Legnano (MI). Selezione mostre collettive: 2013 Raqam, presso lo spazio Rossmut a Roma 28 febbraio-30 marzo, Raqam 4+1 a cura di Federica Mariani a Set Up Art Fair, Bologna 23-25 gennaio. 2012 &#8211; Any problems?, a cura di Davide Mariani, Libreria Mondadori/L.E.M., Sassari. Italian Newbrow, c. by Ivan Quaroni, Pinacoteca civica Palazzo Volpi, Como. 2011 &#8211; Janare. Le streghe di Benevento, c. by Ivan Quaroni, C.A.P.A. Casa Arcangelo Progetto d&#8217;Arte, loc. San Nazzaro, Benevento. Like a bowl full of jelly, a cura di Ivan Quaroni, Centro Michon, Livorno. 2010 &#8211; Assalto nucleare, Museo Nazionale della scienza_Step 09, Milano. Festival della creatività_Brainstorming, a cura di Ilaria Castellino, ex carcere Murate, Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Andrea Lacarpia,</b> nato nel 1982 a Milano dove vive e lavora, dal 2007 ha curato diverse mostre in spazi pubblici e privati. Dal 2013 è direttore di Dimora Artica e di Cerchio magazine.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra, in collaborazione con l&#8217; <b>azienda vinicola Terracruda di Fratterosa PU, </b>sarà visitabile su appuntamento fino al 26 maggio 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni contattare il numero: +39 339 4918011 o consultare il sito www.spongeartecontemporanea.net</p>
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		<title>D I S C I P U L O S  Special Project ispirato alla simbologia del Cristo di Burgos</title>
		<link>http://www.spongeartecontemporanea.net/d-i-s-c-i-p-u-l-o-s-special-project-ispirato-alla-simbologia-del-cristo-di-burgos/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 17:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sponge</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sponge Comunica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Arévalo]]></category>
		<category><![CDATA[CLANG]]></category>
		<category><![CDATA[David Perez Karmadavis]]></category>
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		<category><![CDATA[Regina José Galindo]]></category>
		<category><![CDATA[Sasha Vinci]]></category>
		<category><![CDATA[Scicli]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziana Cera Rosco]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Il Passato guarda in volto sei artisti contemporanei.</strong>
<strong> Scicli 30 marzo 2013 – Sei artisti nazionali ed internazionali interpretano in chiave contemporanea le trame di una tela barocca raffigurante il Cristo di Burgos.</strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><a href="http://www.spongeartecontemporanea.net/d-i-s-c-i-p-u-l-o-s-special-project-ispirato-alla-simbologia-del-cristo-di-burgos/"><img class="aligncenter size-full wp-image-7486" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="DISCIPULOS_Invito - sito" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/DISCIPULOS_Invito-sito.jpg" width="448" height="323" /></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><a rel="lightbox" href="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/DISCIPULOS_Invito-sito.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7486" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="DISCIPULOS_Invito - sito" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/DISCIPULOS_Invito-sito.jpg" width="448" height="323" /></a></p>
<p align="center">a cura di Antonio Arévalo</p>
<p align="center"> <b>Artisti</b></p>
<p align="center">Tiziana Cera Rosco</p>
<p align="center">Giovanni Gaggia</p>
<p align="center">Eva Gerd</p>
<p align="center">Maddalena Mauri</p>
<p align="center">Pablo Rubio</p>
<p align="center">Sasha Vinci</p>
<p align="center"> <b>Action</b></p>
<p align="center">Regina José Galindo &amp; David Perez Karmadavis</p>
<p align="center"><b> OPENING 30 marzo 2013 | h. 18.00</b></p>
<p align="center">CLANG | Via Francesco Mormino Penna 23 | Scicli</p>
<p align="center"> <i>Ingresso gratuito</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Il Passato guarda in volto sei artisti contemporanei.</strong><br />
<strong> Scicli 30 marzo 2013 – Sei artisti nazionali ed internazionali interpretano in chiave contemporanea le trame di una tela barocca raffigurante il Cristo di Burgos.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sei artisti contemporanei &#8211; Tiziana Cera Rosco, Giovanni Gaggia, Eva Gerd, Maddalena Mauri, Pablo Rubio, Sasha Vinci &#8211; in mostra a CLANG si confrontano e si ispirano alla simbologia di una tela anonima di origini verosimilmente spagnole situata oggi presso la Chiesa di S. Giovanni Evangelista della città di Scicli.<br />
Si tratta di un olio su tela raffigurante la Passione, un esempio di raffinata delicatezza, un&#8217;iconografia secentesca che fa riferimento ad una scultura lignea del secolo XIV, venerata nella chiesa madre di S. Maria di Burgos.<br />
Il Cristo crocifisso è dipinto su un fondo scuro, in basso delle figure simboliche ben in evidenza. La specificità di quest&#8217;opera si riconosce nella particolarità del corpo del Cristo, coperto dalla cintola in giù da una singolare veste bianca che rappresenta in modo eclatante quell’usanza nata a Burgos.</p>
<p style="text-align: justify;">Sacri sono i segni della cultura della specie umana, impressi filogeneticamente nell’inconscio di ogni individuo, perchè ogni relazione con l’archetipo è “commovente”; sprigiona una voce più potente della nostra. L’effige di un uovo, di due else di spada e del Cristo su fondo nero, quasi stesse sfuggendo all’oscurità, sono immagini che non solo appartengono alla religione cristiana, ma al nostro essere uomini, al nostro vivere. Esse si leggono perfettamente anche in tempi contemporanei e vanno aldilà del significato spirituale. Sei artisti rammendano questi simboli creati nel passato, li snodano e li riallacciano ad altri, creando corpi nuovi.</p>
<p style="text-align: justify;">In occasione del primo Special Project si rielaboreranno i contenuti simbolici di un’opera anonima e poco conosciuta, religiosa, ma non per questo limitata poiché ininterrottamente cangiante di ideologie, un’opera ancora discutibile per tanti suoi affascinanti misteri e soprattutto non massificata, pertanto contenente un valore intimo e incontaminato, profondo e puro che desidera riaffiorare mediante l’arte contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle opere realizzate dai sei artisti prima citati, ispirate alla simbologia della tela sul Cristo di Burgos, la sera dell&#8217;inaugurazione verrà issata una bandiera bianca nella sede CLANG, bandiera che fa parte dell’opera &#8220;La Resa&#8221; di Regina José Galindo e di David Perez Karmadavis. Avverrà una Action performativa a distanza, poiché i due artisti non saranno presenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Resa</strong><br />
L’opera &#8220;La resa&#8221; nasce davanti all’inquietante violenza che affligge il paese del Guatemala (nazione natìa dell’artista Regina José Galindo) e fa appello al sentimento generale della società guatemalteca che aspira a vivere in pace. La bandiera bianca è issata in segnale di dialogo o di resa. Quando il nemico la vede, capisce di deporre le armi. Lei stessa è il segno.<br />
La bandiera della Pace è un simbolo universale, che rappresenta l&#8217;unità nella diversità. È stato accettato all&#8217;unanimità da tutti i paesi d&#8217;America 15 Apr 1935 alla Casa Bianca, quando hanno firmato il Patto Roerich della Pace, al fine di preservare il patrimonio culturale dell&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CLANG | SPECIAL PROJECT</strong><br />
Con gli Special Project CLANG intende promuovere e proiettare avanti idee e concetti che si concretizzano in eventi progettati per osservare obiettivi e visioni specifiche.<br />
È un settore di CLANG che identifica diverse attività culturali correlate tra loro dalla necessità di un rinnovamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CLANG</strong><br />
CLANG è stata inaugurata lo scorso dicembre nel cuore di Scicli, cittadina iblea in provincia di Ragusa, fa capo alla partnership dell&#8217;associazione culturale non-profit PASS/O con l&#8217;impresa di produzione s.r.l. DEARTE.<br />
Luogo d’arte, di ricerca, di costruzione, di partecipazione e innovazione.<br />
Una realtà vivace e curiosa, predisposta alla collaborazione, alla ricerca, interessata a realizzare attività diversificate per promuovere, attraverso nuove strategie e progetti curatoriali differenti forme di creatività: residenza d’artista, installazioni e mostre site specific, workshop, pubblicazioni indipendenti di arte.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>I N F O</strong></p>
<p style="text-align: right;">Lo Special Project DISCIPULOS sarà visibile presso CLANG fino al 2 maggio 2013</p>
<p style="text-align: right;">Via Francesco Mormino Penna 23<br />
97018 &#8211; Scicli (Rg) Italy</p>
<p style="text-align: right;"><strong>clangsite.it</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>info@clangsite.it</strong></p>
<p style="text-align: right;">Orari di apertura<br />
Giovedì / Venerdì / Sabato / Domenica<br />
17:00 / 21:00</p>
<p style="text-align: right;">Su appuntamento<br />
Lunedì / Martedì / Mercoledì</p>
]]></content:encoded>
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		<title>SAVE THE BEAUTY &#124; TARANTO CHIAMA ITALIA &gt; ITALIA RISPONDE</title>
		<link>http://www.spongeartecontemporanea.net/save-the-beauty-taranto-chiama-italia-italia-risponde/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 15:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sponge</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi Sponge]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Ticconi]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Riniolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ginevra Panzetti]]></category>
		<category><![CDATA[ILVA]]></category>
		<category><![CDATA[ROSSOCONTEMPORANEO]]></category>
		<category><![CDATA[SAVE THE BEAUTY | TARANTO CHIAMA ITALIA > ITALIA RISPONDE]]></category>
		<category><![CDATA[Sponge ArteContemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Sponge Living Space]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">In collegamento Skype con Taranto, verrà presentata presso la home gallery Sponge Living Space ( Casa Sponge) di Pergola PU la documentazione video della performance <strong>ILVA</strong> di Filippo Riniolo con la collaborazione di Enrico Ticconi e Ginevra Panzetti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.spongeartecontemporanea.net/save-the-beauty-taranto-chiama-italia-italia-risponde/"><img class="aligncenter size-full wp-image-7468" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="ILVA di Filippo Riniolo con la collaborazione di Enrico Ticconi e Ginevra Panzetti sito" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/ILVA-di-Filippo-Riniolo-con-la-collaborazione-di-Enrico-Ticconi-e-Ginevra-Panzetti-sito.jpg" width="375" height="336" /></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">In collegamento Skype con Taranto, verrà presentata presso la home gallery Sponge Living Space ( Casa Sponge) di Pergola PU la documentazione video della performance <strong>ILVA</strong> di Filippo Riniolo con la collaborazione di Enrico Ticconi e Ginevra Panzetti.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="lightbox" href="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/ILVA-di-Filippo-Riniolo-con-la-collaborazione-di-Enrico-Ticconi-e-Ginevra-Panzetti-sito.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7468" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="ILVA di Filippo Riniolo con la collaborazione di Enrico Ticconi e Ginevra Panzetti sito" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/ILVA-di-Filippo-Riniolo-con-la-collaborazione-di-Enrico-Ticconi-e-Ginevra-Panzetti-sito.jpg" width="375" height="336" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Titolo: <strong>SAVE THE BEAUTY | TARANTO CHIAMA ITALIA &gt; ITALIA RISPONDE / ILVA</strong><br />
Artista: <strong>Filippo Riniolo</strong><br />
A cura di: <strong>Sponge ArteContemporanea</strong><br />
Luogo: <strong>Sponge Living Space (Casa Sponge) &#8211; via Mezzanotte 84 / 61045 Pergola PU</strong><br />
Data: <strong>sabato 23 marzo ore 18.30</strong><br />
Orario: <strong>18:30/20:30</strong><br />
Info: <strong>+39 339 4918011</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">pressoffice@spongeartecontemporanea.net</span>, <span style="text-decoration: underline;">www.spongeartecontemporanea.net</span></p>
<p style="text-align: justify;">Sabato 23 marzo alle ore 18:30 all&#8217;interno del progetto “SAVE THE BEAUTY | TARANTO CHIAMA ITALIA &gt; ITALIA RISPONDE” in collegamento Skype con Taranto, verrà presentata presso la home gallery Sponge Living Space ( Casa Sponge) di Pergola PU la documentazione video della performance ILVA di Filippo Riniolo con la collaborazione di Enrico Ticconi e Ginevra Panzetti, avvenuta sabato 26 gennaio 2013 presso la fiera d&#8217;arte contemporanea indipendente di Bologna SetUp.<br />
Nella performance, voci fuori campo, che rimbalzano all&#8217;unisono, invadono la scena pubblica, su twitter. Un coro. Che commenta e interviene nelle tragedie contemporanee come faceva nelle tragedie greche. E il potere, freddo, tecnico e tecnocratico, che enuncia<br />
con documenti altrettanto impersonali, i fatti, li determina. Il potere e il coro, due soggetti che si sovrappongono per raccontare la tragedia. Così il racconto dell&#8217;Ilva, la più grande acciaieria d&#8217;Europa, diventa pubblico. Politico sia nei termini di racconto del potere che nei termini della polis, della collettività che è protagonista. La nozione della tragedia greca, dunque, è utile a leggere il presente. All&#8217;interazione con il pubblico che crea, proporzionalmente al proprio partecipare, la narrazione. Ogni narrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">“SAVE THE BEAUTY | TARANTO CHIAMA ITALIA &gt; ITALIA RISPONDE”, è un Progetto artistico ideato e strutturato da ROSSOCONTEMPORANEO, per la sperimentazione di un “laboratorio delle idee”, artistico-culturale, per Taranto, ma contemporaneamente “tavolo alchemico della bellezza”, attraverso il quale coinvolgere il mondo dell’arte contemporanea italiana, in una ipotesi di “sistema sinergico” di collaborazioni, in risposta al rischio di avvilimento socio-culturale sempre più pressante e di uno schiacciamento (o chiusura) di un sistema politico nazionale così poco attento ai valori economici e morali del mondo della cultura e delle potenzialità di un settore, che dovrebbe essere chiaramente traino principale di una intera economia nazionale.<br />
Il Programma si propone come vera e propria sfida “non convenzionale”, atipica, giocata sulle argomentazioni della Bellezza, della Consapevolezza, della Partecipazione Attiva e Collaborazione auspicabili nel mondo della Cultura tutta e dell’Arte contemporanea, nello specifico.<br />
Un appello in difesa di un territorio che fu culla della civiltà magno greca in Italia (l’antica Tapaz), attualmente abbandonato al “sopruso istituzionale” di uno Stato che ha immolato sull’Altare della Produzione dell’acciaio e dell’interesse privatistico della grande industria (Famiglia RIVA e l’ILVA) e dei poteri forti, la salute e la vita stessa di una intera provincia: Taranto.<br />
Una città, Taranto, succube del ricatto occupazionale, dove si contano a centinaia i decessi annui per cause imputabili alla stessa produzione industriale (decessi e malattie cancerogene diverse tra operai ILVA, residenti tutti, bambini inclusi).<br />
Il Progetto, pertanto, proporrebbe ai Soggetti interpellati un naturale e maturo contributo morale e di chiara e decisa presenza nazionale, stimolando il riscatto socio-economico della Città di Taranto, nell’idea di un suo ripensamento complessivo, scegliendo di operare nel campo della Cultura e della Bellezza, da sempre ai margini del processo produttivo ed economico nazionale, e sfruttandone le immense potenzialità, mai totalmente espresse.<br />
Una sfida, che nel rilancio del capoluogo ionico, e di un nuovo Rinascimento Culturale, possa replicarsi come Modello in ambiti differenti, o in un più ampio territorio nazionale, attraverso una fitta rete di interazioni e di collaborazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Filippo Riniolo</strong> &#8211; Milano 1986. Vive e lavora a Roma. Dopo aver frequentato l&#8217;Istituto d&#8217;Arte si trasferisce a Roma dove si Diploma all&#8217;accademia di Belle Arti nel 2011. La sua ricerca artistica è mossa da grandi tensioni ideali che passano dalla politica alla filosofia.<br />
Nel 2003 vince il premio Angelo Tenchio sezione scultura e il premio Boccioni nel 2004. Nel 2011 espone al Museo CIAC di Genazzano e nel 2012 al Museo Bilotti di Roma.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori informazioni consutare il sito <span style="text-decoration: underline;">www.spongeartecontemporanea.net</span></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>INTERNO.giorno</title>
		<link>http://www.spongeartecontemporanea.net/interno-giorno/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 16:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sponge</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sponge Segnala]]></category>
		<category><![CDATA[Fabriano (AN)]]></category>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;">Fabriano (AN) : Primo appuntamento con INTERNO.giorno.
<strong>svelati l'artista e il curatore della Secret Performance organizzata da fabricamenti</strong>
<strong>sabato 16 marzo il primo di una serie di appuntamenti intitolati “Interno.giorno”</strong>

</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.spongeartecontemporanea.net/interno-giorno/"><img class="aligncenter size-full wp-image-7476" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="Giovanni Gaggia, Sanguinis Suavitas, 2010-2013, foto di Michela Pascucci sito" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/Giovanni-Gaggia-Sanguinis-Suavitas-2010-2013-foto-di-Michela-Pascucci-sito.jpg" width="448" height="299" /></a></span></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Fabriano (AN) : Primo appuntamento con INTERNO.giorno<br />
<strong>svelati l&#8217;artista e il curatore della Secret Performance organizzata da fabricamenti</strong><br />
<strong>sabato 16 marzo il primo di una serie di appuntamenti intitolati “Interno.giorno”</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;"><a rel="lightbox" href="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/Giovanni-Gaggia-Sanguinis-Suavitas-2010-2013-foto-di-Michela-Pascucci-sito.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7476" style="border: 0px none; margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;" alt="Giovanni Gaggia, Sanguinis Suavitas, 2010-2013, foto di Michela Pascucci sito" src="http://www.spongeartecontemporanea.net/wp-content/uploads/2013/03/Giovanni-Gaggia-Sanguinis-Suavitas-2010-2013-foto-di-Michela-Pascucci-sito.jpg" width="448" height="299" /></a></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #000000;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><span style="color: #333333;">Il primo appuntamento di INTERNO.giorno si è svolto con grande successo sabato 16 marzo e ha dato il via ad un lungo percorso che proseguirà in diverse abitazioni private, sempre con nuovi ospiti, alla ricerca del coinvolgimento emotivo dei partecipanti. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">Al centro </span><span style="color: #333333;">dell&#8217;iniziativa c&#8217;e&#8217; la promozione del senso dell’ospitalità come tipo di relazione tra individui, legata a gesti rituali come la stretta di mano, l’abbraccio dell’ospite, l’offrire una tazza di tè, l’offrire se stessi.</span><br />
<span style="color: #333333;"> Aprire i confini delle mura domestiche, entrando nello spazio del quotidiano attraverso l’arte, la musica, la letteratura, la cucina e tante altre passioni. Questi gli obiettivi principali dell’iniziativa INTERNO.giorno.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">Il primo incontro è stato con l&#8217;arte, intesa non come linguaggio univoco ma come dimensione della vita comune, nella sua capacità di trasmettere emozioni.</span><br />
<span style="color: #333333;"> Svelati l&#8217;artista, <strong>Giovanni Gaggia</strong>, ed il curatore, <strong>Stefano Verri</strong>, tenuti fino all&#8217;ultimo segreti, è cominciata la performance <strong>&#8220;Sanguinis Suavitas, 2010/2013</strong>&#8220;.</span><br />
<span style="color: #333333;"> L&#8217;artista, in abiti bianchi ha coinvolto i partecipanti in un rito di purificazione, ha lavato le mani al pubblico, lo ha rivestito di una tunica bianca per poi brindare alla vita con un vino liquoroso.</span><br />
<span style="color: #333333;"> Mentre l&#8217;artista eseguiva la sua performance i padroni di casa accoglievano gli ospiti ed il curatore, Stefano Verri, li intratteneva raccontando il percorso artistico di Gaggia e introducendo le sue opere esposte negli ambienti della casa.</span><br />
<span style="color: #333333;"> I partecipanti sono stati catturati dal contatto diretto e senza filtri con l&#8217;artista e dalla <em>cura</em> con cui il curatore e fabricamenti li hanno accolti in un mondo tutto da scoprire.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;">Interessanti alcuni commenti lasciati dal pubblico &#8220;… <em>la performance di Giovanni Gaggia è una teoria di frame in cui il dolore è il segnale di una passione che si consuma, ma che si riproduce. Ne ho condiviso il silenzio, attraverso cui immoliamo le nostre speranze.</em></span><br />
<span style="color: #333333;"> <em> Giovanni le ha colte e raccolte dalle mie mani, condividendo la mia partecipazione, la mia empatia.</em>&#8221; &#8211; Rita Vitali Rosati</span><br />
<span style="color: #333333;"> ed anche un semplice &#8220;<em>… Grazie dell&#8217;ospitalità</em>&#8221; – Anonimo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #333333;"><strong>Per ulteriori informazioni contattare: info@fabricamenti.it. – tel : 393.6417286</strong></span></p>
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